L’appetito vuoto

Fulvio Di Blasi parla della definizione dell’appetito rispetto alla potenza cognitiva dell’anima.

È ben noto che Tommaso d’Aquino, seguendo Aristotele, distingue nell’uomo gli appetiti sensibili da quelli intellettuali. Egli fonda questa distinzione sulla differenza essenziale tra le potenze cognitive che forniscono agli appetiti i loro oggetti: vale adire, la senziente e l’intellettuale. Mentre l’appetito sensibile ci spinge verso un bene conosciuto attraverso la percezione, l’appetito intellettuale, cioè la volontà, ci spinge verso un bene conosciuto attraverso la ragione. Questa metodologia potrebbe sembrare bizzarra. Perché Tommaso definisce la natura degli appetiti sulla base della differenza essenziale che esiste tra la conoscenza sensibile e la conoscenza intellettuale? Non dovrebbe definire gli appetiti guardando direttamente ai loro modi di essere? La risposta è che gli appetiti non hanno un contenuto formale indipendente. Di sé sono completamente “vuoti”. Un appetito è sempre una tensione verso un fine conosciuto. Propriamente non esiste (non è in atto) senza il fine conosciuto. La natura dell’appetito, dunque, è definita dalle caratteristiche del fine come conosciuto dalla corrispondente potenza cognitiva.
DR. FULVIO DI BLASI IS AN INTERNATIONALLY RENOWNED SCHOLAR IN THE FIELD OF MORAL PHILOSOPHY, NATURAL LAW THEORY, AND THOMISTIC PHILOSOPHY. HE IS FOUNDER AND PRESIDENT OF THE THOMAS INTERNATIONAL PROJECT, PRESIDENT OF THE THOMAS INTERNATIONAL ASSOCIATION IN ITALY, AND DIRECTOR OF THE THOMAS INTERNATIONAL CENTER IN RALEIGH, NC.